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TERZA - CINEMA


Il giro del mondo in 8 film

Tanna / Libere disobbedienti e innamorate


Castellanza - Prosegue la corsa intorno al mondo del Cineforum di Castellanza che lunedì 20 novembre alle 21,00 sarà alle prese inizialmente con Tanna, due tribù un amore. Il film è diretto da Bentley Dean, Martin Butler e vede come attori principali Albi Nangia, Chief Charlie Kahla, Chief Mikum Tainakou.

TRAMA

In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuale sempre più incalzanti.

(trovacinema.repubblica.it)

RECENSIONE

Il film nasce dalla passione dei documentaristi Martin Butler e Bentley Dean, che si sono trasferiti con le loro famiglie sul posto e hanno deciso di coinvolgere gli abitanti della tribù Yakel, che vive ancora secondo le arcaiche leggi del Kastom, nel loro primo film di finzione. Si tratta di un singolare innesto tra dramma e antropologia: se è vero che la storia dei tragici amanti ripropone nel Pacifico il dramma di Romeo e Giulietta, lo è anche che si tratta di una delle opere di Shakespeare purtroppo più attuali: da qualche parte, nel mondo, c'è ancora chi non può amarsi liberamente ma viene diviso da motivi politici, differenze religiose e faide famigliari. La storia raccontata nel film trae origine da un fatto accaduto nella comunità nel 1987, con l’uccisione dei due giovani amanti coinvolti. Fu proprio quel caso a dar via all’abbandono di una consuetudine causa di troppe vittime tra chi si rifiutava di sottomettersi alla “ragion di stato”, ovvero alle leggi della comunità tribale.

Per vivere in un apparente paradiso c’è spesso un prezzo da pagare e a farne le spese sono spesso i più giovani e innocenti. Si tratta dunque di una situazione reale con cui i protagonisti possono identificarsi, aiutati per di più dal fatto di interpretare in alcuni casi loro stessi. Con un canovaccio di sceneggiatura questi "attori", che non avevano mai visto una cinepresa prima dell'arrivo dei due registi, recitano con incredibile naturalezza e questo film è per loro anche occasione di riflettere sulla propria storia, che non significa rinunciare alla propria identità ma riconoscere che la vita è sempre preferibile alla morte, l'amore al sacrificio e la pace alla guerra. Il microcosmo della tribù Yakel diventa dunque anche metafora di una condizione umana che non riesce a fare questo logico passaggio.

Non sappiamo come siano riusciti questi esploratori/antropologi/registi a filmare tutto quello che vediamo sullo schermo con una troupe composta da due sole persone, eppure corrono nella foresta dietro i loro protagonisti, si arrampicano sulle pendici di un vulcano in attività e ne catturano l’improvvisa, fantasmagorica eruzione, ci regalano immagini di struggente bellezza e ci introducono esseri umani che non potrebbero essere più distanti della nostra cosiddetta civiltà ma che subito riconosciamo e ci diventano cari. Soprattutto la piccola Selin e la “sfacciata” Wawa, con la loro naturale bellezza e lo sguardo intelligente e vivo. Un po', soprattutto all'inizio, li invidiamo anche, per la loro comunione assoluta con una natura incontaminata, la loro innocente nudità, la semplicità di una vita che accoglie i doni della natura rispettandola, e identifica il proprio spirito madre nel vulcano che sovrasta l’isola.

Anche se qua e là si sente il tocco degli autori – come nell’esempio di matrimonio combinato felice portato ad esempio alla giovane Wawa, tra la regina Elisabetta e il principe Filippo, o nel commento ironico sui convertiti al cristianesimo che si offrono di accogliere i due amanti nella loro fuga - tutto quel che succede sullo schermo, la vita quotidiana, i drammi, le lotte e le interazioni tra i personaggi, ha l’inconfondibile sapore della verità. Nato da un processo di immersione totale degli autori nella vita e nella cultura del luogo, tanto da imparare il nauvhal (una sorta di pidgin, in un arcipelago che conta più di cento lingue diverse e altrettanti dialetti indigeni!), Tanna restituisce con onestà e poesia allo spettatore la bellezza di un pianeta che stiamo lentamente distruggendo.

(www.comingsoon.it)

 

Al termine della prima pellicola, sarà proiettato il film Libere, disobbedienti e innamorate, della regista ungherese Maysaloun Hamoud con Sana Jammelieh e Shaden Kanboura.

TRAMA

Tre ragazze palestinesi condividono un appartamento a Tel Aviv, al riparo dallo sguardo della società araba patriarcale. Leila è un avvocato penalista che preferisce la singletudine al fidanzato, rivelatosi presto ottuso e conservatore, Salma è una DJ stigmatizzata dalla famiglia cristiana per la sua omosessualità, Noor è una studentessa musulmana osservante originaria di Umm al-Fahm, città conservatrice e bastione in Israele del Movimento islamico. Noor è fidanzata con Wissam, fanatico religioso anaffettivo che non apprezza l'emancipazione delle coinquiline della futura sposa. Ostinate e ribelli, Leila, Salma e Noor faranno fronte comune contro le discriminazioni.

(www.mymovies.it)

RECENSIONE

Ogni film è una lente d’ingrandimento su un solo aspetto, spesso molto piccolo e circoscritto, di una realtà. La periferia italiana oppure gli abitanti del centro storico, gli operai in un certo tipo di fabbrica o gli studenti di una certa zona, i testimoni di Geova oppure i malati di mente di un centro particolarmente progressista. Tutti contesti e personaggi specifici che il cinema ingrandisce. Del medio oriente e in particolar modo di Israele tendiamo ad avere sempre la medesima visione, la lente dei film ingrandisce sempre la medesima realtà. Libere, Disobbedienti e Innamorate si distingue subito perché sposta questa lente e magnifica altro: un trio di ragazze di diverse etnie, provenienze, gusti sessuali e religione. In uno dei luoghi che tendiamo ad identificare con la difficoltà ad esprimere se stessi se non si appartiene alla corrente mainstream, ha luogo una storia di diversità di successo.

Certo le vite delle tre ragazze che dividono un appartamento non sono prive di difficoltà, sono maltrattate e vivono la loro aspirazione ad essere quel che desiderano con diverse opposizioni. Un marito violento imposto dalla famiglia per la musulmana, dei parenti bigotti musulmani secolari che non accettano una lesbica e una donna di provenienza cattolica che fatica ad affermare il proprio desiderio di indipendenza. Il titolo originale, In Between, rende bene l’idea di questi personaggi che cercano di non essere classificabili, di non aderire ad una categoria ma di posizionarsi tra una categoria e l’altra, con tutta la difficoltà del caso.

Tutto ciò è uno spunto ma il film sembra considerarlo un punto di arrivo. Invece che partire da qui le storie si fermano alla presentazione della situazione e un intreccio da risolvere.

Maysaloun Hamoud insomma imbastisce un racconto molto esile in cui tutto è molto chiaro ed evidente: cosa desiderino le protagoniste e quanto sia legittima tale aspirazione, chi gli si opponga, perché e quanto sia sbagliata quest’opposizione. Libere, Disobbedienti e Innamorate è così certo delle proprie idee da non cercare mai di metterle in questione, di capire i limiti di tutto questo o anche solo che problemi implichi, così nonostante un intreccio interessante (c’è una vendetta femminile su un maschio arrogante da portare a termine), il film rimane sul territorio più sicuro, quello dei pareri che è semplice condividere e delle situazioni nelle quali è facile prendere una posizione sicura. Nessuno è messo in questione. Il massimo della pigrizia in un contesto e con dei personaggi che invece potevano essere interessanti.

(www.badtaste.it)

 

L'abbonamento all'intera stagione costa 55 euro, ridotto a 45 euro per  possessori carta LIUC, studenti universitari e over 65; il biglietto di ingresso singolo ad ogni proiezione è di 5,00 euro (ridotto 3,50 euro). Info tel. 0331 480626 e info@cinemateatrodante.it

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Pubblicato il 14/11/17 - 45 visualizzazioni