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TERZA - CINEMA


Il giro del mondo in 8 film

Cuori puri


Castellanza - Il nostro Phileas Fogg castellanzese che compie il suo giro del mondo non in 80 giorni su un aerostato, ma bensì in 8 film al Cineforum, lunedì 30 ottobre ci porta ad apprezzare la proiezione della pellicola “Cuori Puri", del regista taliano Roberto De Paolis. Alle 21,00 la macchina da presa si metterà in azione per mostrare sullo schermo e imprimere nelle menti degli spettatori le immagini di quest'opera prima di De Paolis così intensa e così carica di un realismo che si fa cinema ad ogni inquadratura. L’intensità interpretativa di Selene Caramazza, Simone Liberati, Barbara Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce, Antonella Attili fornirà la giusta ricetta per la composizione di questo film, selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2017.

Agnese compie i diciotto anni mentre vive con una madre molto devota e frequenta la parrocchia locale dove sta per compiere una promessa di castità fino al giorno delle nozze. Stefano ha venticinque anni, un passato difficile e un presente in cui deve cercare di conservare l'incarico di custode di un parcheggio che confina con un campo rom. La sua famiglia sta per essere sfrattata e ha bisogno del suo aiuto. Il loro incontro farà nascere un sentimento speciale che implica delle scelte importanti, in particolare per Agnese.

A partire dall'inseguimento iniziale: una corsa in cui Stefano, addetto al controllo in un centro commerciale, insegue Agnese che ha rubato un cellulare di scarso valore. È il loro primo incontro ma non è l'inizio di un idillio. È solo il prologo di un percorso irto di ostacoli. Perché il microcosmo che li circonda non è loro di aiuto. De Paolis si libera da tutti i presunti doveri del politically correct, quelli per intendersi, che fanno gridare allo scandalo gli ipocriti che vorrebbero dipingere la realtà così come non è. In questo film i rom non sono tutti buoni così come gli sfrattati non sono solo vittime e le buone intenzioni non necessariamente conducono a quella Verità che potrebbe farci liberi.

Agnese è chiusa in una gabbia che non ha pareti ma che, grazie a una madre ossessionata da una religiosità pervasiva, la rinchiude apparentemente senza via di scampo. Questo senza che ci sia la necessità di rappresentare l'ambito parrocchiale come un luogo retrogrado e conservatore. Don Luca è un sacerdote che crede sinceramente a ciò che propone ai ragazzi, ne conosce le difficoltà in senso generale ma non entra mai in una dinamica di comprensione del singolo se non per una reprimenda sul furto.

D'altro canto le sirene del sottobosco malavitoso fanno ancora sentire il loro richiamo a Stefano. I due però hanno la forza (e la straordinaria interpretazione di Selene Caramazza e Simone Liberati ce ne offre con grande adesione ogni minima sfaccettatura) di conservare quella pulizia interiore che va oltre la conservazione di una verginità fisica. I loro sono cuori puri perché hanno già sperimentato gli ostacoli di una società che, con una metafora efficace anche sul piano visivo, vorrebbe 'parcheggiarli' al limine di una società complessa e potenzialmente pericolosa. Agnese guardata a vista da una gentile ma ferrea carceriera e Stefano costretto a fare la guardia mentre chi gli si propone come amico lo vorrebbe ladro. De Paolis li segue con uno sguardo partecipe illuminando lo schermo con squarci di vita.

(Giancarlo Zappoli – 23 maggio 2017 – www.mymovies.it)

 

Le coordinate sono quelle che conosciamo bene, quelle che il cinema d’autore predilige e in cui negli ultimi anni sembra trovare le storie più interessanti: periferia, ragazzi, un futuro che sembra non esistere, lavoretti, nessuna idea di stabilità, ostilità di tutte le istituzioni (e ostilità dei personaggi in risposta), sentimenti che cercano di farsi strada. Stefano fa il custode del parcheggio di un supermercato, controlla che gli zingari del campo adiacente non creino problemi (e ne creano!), guadagna così un po’ di soldi per evitare che i genitori (nullafacenti) vengano sfrattati; Agnese è stata cresciuta dalla madre come una fervente cattolica, piena di dogmi e lontana dal sesso in un modo che non sarà più possibile dopo aver conosciuto Stefano. Il loro incontro avviene tutto di corsa all’inizio quando lui insegue lei che ha rubato un cellulare (la madre le ha sequestrato il precedente) ma poi non ha il coraggio di fare niente altro e la lascia andare.

L’esordio di Roberto De Paolis non si distacca molto da quel che si potrebbe prevedere, anche nello stile di messa in scena si adegua alla camera a mano, alle camminate seguite da dietro, agli attori professionisti mescolati a non professionisti e ad una generale contemplazione della quotidianità prima di inserirci dentro l’intreccio di finzione. Eppure Cuori Puri, a partire dal titolo, è su un altro livello rispetto ai molti film simili che conosciamo, non ha la mestizia ripetitiva e priva di idee dei tipici esordi italiani ma anzi ha il respiro e l’arroganza di chi si impone all’attenzione degli altri con capacità che sono tutte sue.
La ricetta è semplice e tradizionale: mescolare il duro del contesto, della vita, della lingua parlata e degli atteggiamenti ostentati, con il molle dell’intimità dei personaggi, l’agro della situazione e dello stile di ripresa con il dolce dei sentimenti fino a lasciare che i due estremi si arricchiscano e radicalizzino a vicenda.

Nei casi peggiori questo melange produce o un eccesso di zuccheri che coccolano i personaggi, pretendono una lacrima e santificano il loro statuto, oppure si finisce nel territorio della freddezza; nei casi migliori esce un film così capace di far sbocciare un fiore nel cemento con grazia e abbondanza di immagini a favore delle parole, che sembra anche in grado di cambiare la maniera con cui (nel mondo reale) guardiamo quegli stessi personaggi o quei paesaggi. Questo è Cuori Puri. Credevamo che Fiore, di Claudio Giovannesi, fosse un caso isolato, invece De Paolis dimostra il contrario. Le loro sono storie che ci appartengono e così lo stile con cui vengono narrate, quello che gli dà valore e le fa passare da fattarelli a grandi avventure umane.

(Gabriele Niola - 23 maggio 2017 - www.badtaste.it)

 

Si entra nel film in punta di piedi per non disturbare i bellissimi dialoghi e soprattutto gli sguardi di un realistico impressionate,l'intensità sprigionata dall'andamento lento ma profondo della sceneggiatura proietta lo spettatore ad una riflessione di che cosa la vita può offrire,siamo nell'estrema periferia di una Roma abbandonata tra un campo rom e la quotidianità di un complesso di palazzi dove si vive alla giornata,tra furti e spaccio,la vita per alcuni scorre via senza accorgersi,quasi rassegnati,attraverso la parrocchia alcuni giovani tentano di uscire dal nulla,ma rimangono intrappolati in un confronto reciproco,chiuso dalle innumerevoli contraddizione di una chiesa ancora retrograda.
Due ragazzi in tutto questo poco più che adolescenti ,riescono ad innamorarsi,i loro cuori sono puri perché l'amore diventa l'essenza dell'anima nel riscoprire quello che siamo,lui specialmente troppo integrato in un ambiente dove la violenza,l'odio,e l'assenza di una stabilità economica portano il ragazzo in un tunnel senza via d'uscita,lei succube di una madre che fa della fede cristiana l'unico scopo di vita,senza accorgersi di avere una figlia,bisognosa,di essere capita in una dimensione attuale dove tutto diventa un ostacolo per una crescita socialmente onesta.
Il regista Roberto De Paolis alla sua prima opera cinematografica,è veramente straordinario,non tralascia nulla, accortissimo nella stesura dei dialoghi perfettamente in simbiosi con le inquadrature dei primi piani,la presa diretta del film diventa essenziale per l'ambientazione voluta,direi perfetta soprattutto per i tagli scena.
Consiglio di vedere questo film,perché si vive veramente tutto ciò che accade,in una riflessione personale sul concetto di vita,le differenze sociali,non economiche che si ripercuotono su tutta  l'esistenza di una persona,l'abbandono istituzionale,l'ignoranza di capire,è un odio razziale ,sia per colpa di una mancata integrazione,ma soprattutto di una fallimentare gestione istituzionale di aver sottovalutato negli anni il fenomeno,affidando la gestione ad un certo tipo di persone senza scrupoli.
Veramente un bel film.

(Gabriele Neres - 27 maggio 2017 - www.mymovies.it)

 

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Pubblicato il 25/10/17 - 133 visualizzazioni