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TERZA - CINEMA


Il giro del mondo in 8 film

L'altro volto della speranza


Castellanza - Il cineforum di Castellanza parte lunedì 23 ottobre per un giro del mondo in 8 film; alle 21,00 al Cinema di via Dante verrà proiettata la pellicola L’altro volto della speranza del regista finlandese Aki Kaurismaki, che per questo film è stato uinsignito dell’Orso d’oro per il migliore regista al Festival cinematografico di Berlino dell’anno 2017.

Khaled è un rifugiato siriano che ha raggiunto Helsinki dove ha presentato una domanda di asilo che non ha molte prospettive di ottenimento. Wilkström è un commesso viaggiatore che vende cravatte e camicie da uomo il quale decide di lasciare la moglie e, vincendo al gioco, rileva un ristorante in periferia. I due si incontreranno e Khaled riceverà aiuto da Wilkström ricambiando il favore. Nella società che li circonda non mancano però i rappresentanti del razzismo più becero.

L'insoddisfazione esistenziale sembra essere ormai connaturata con la vita dell'uomo occidentale. Non è un caso che il film ci mostri all'inizio Wilkström che se ne va da casa lasciando sul tavolo la fede nuziale.

Kaurismaki ha già però provveduto a metterci sull'avviso: ci sono ben altre tensioni che attraversano il mondo e il volto di Khaled, nero del carbone in cui si è nascosto, ce lo testimonia. Il Maestro finlandese continua a visitare il suo mondo di emarginati ed autoemarginati dalla vita ai quali non è concesso di mostrarsi troppo malinconici (anche se lo sono) e che a buon diritto possono provare gli stessi sentimenti dello Shylock shakespeariano.

A partire da Miracolo a Le Havre in questo universo si è però inserito, con la forza dirompente di un estremo bisogno di solidarietà, il tema dell'immigrazione. Kaurismaki non crede in una religione ed esonera da questo compito anche il suo protagonista siriano, liberandolo così da quel marchio che l'ISIS gli ha imposto e che l'Occidente più retrivo è stato ben lieto di potergli indiscriminatamente applicare. Crede però nell'umanità e i suoi personaggi, a differenza di sacerdoti e leviti, sono buoni samaritani in cui l'egoismo cerca magari di farsi strada ma senza troppe possibilità di successo.

Ciò che fanno, come reagiscono, quello che dicono sembra a tratti surreale contrapponendosi quasi alla concretezza del dolore e della morte che accompagna nell'intimo chi ha abbandonato la propria terra per cercare scampo da una sorte univoca. Ma al contempo ci ricorda che se anche solo una minima parte di quel sentire surreale si impadronisse della società tutti potremmo vivere un po' meglio. Mettendo magari in condizione di non nuocere non chi chiede giustamente una gestione seria del problema ma chi ne approfitta per seminare una paura che si traduce in odio. Questa è la lezione più importante che Kaurismaki continua ad impartirci. Non dimenticando di farci anche sorridere come solo i grandi del cinema hanno saputo fare.

(Francesco Zappoli 15 febbraio 2017 – www.mymovies.it)

Aki Kaurismäki è uno di quelli capaci di osservare, e amare, senza giudicare. Di tenere la bocca chiusa e il cuore aperto. Lo sa fare bene, e lo fa sembrare la cosa più naturale e lineare del mondo. E la straordinaria capacità che ha il finlandese di raccontare con impassibile naturalezza l'assurdità delle cose e del mondo si sposa perfettamente con l'assurdità dei nostri tempi, con la follia delle guerre, la crisi dei rifugiati, quella economica, e la loro sconsiderata gestione da parte della politica. Esilarante e commovente, il suo è un film pulitissimo e umanissimo, che ci dice che tutto quello che possiamo e dobbiamo fare, nel caos dell'esistenza, è il nostro meglio, con serenità, accettando perfino di sbagliare

(Federico Gironi – 14 febbraio 2017 – www.comingsoon .it)

 

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Pubblicato il 18/10/17 - 97 visualizzazioni