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TERZA - CINEMA


Voglia di tenerezza

Manchester by the sea


Castellanza - La voglia di tenerezza del Cineforum di Castellanza lunedì 9 ottobre alle  21,00 considererà la pellicola “Manchester by the sea”, del regista statunitense Kenneth Lonergan. L’ottimo Casey Affleck, la bella Michelle Williams, l’enigmatico Kyle  Chandle, il giovane Lucas Edges saranno le pedine principali che contribuiranno a comporre questo film emozionante e stilisticamente maturo, dai tratti duri che però riesce a non dimenticarsi della tenerezza delle emozioni coinvolte.

Lee Chandler conduce una vita solitaria in un seminterrato di Boston, tormentato dal suo tragico passato. Quando suo fratello Joe muore, è costretto a tornare nella cittadina d'origine, sulla costa, e scopre di essere stato nominato tutore del nipote Patrick, il figlio adolescente di Joe. Mentre cerca di capire cosa fare con lui, e si occupa delle pratiche per la sepoltura, rientra in contatto con l'ex moglie Randy e con la vecchia comunità da cui era fuggito. Allontanare il ricordo della tragedia diventa sempre più difficile.

Ambientato sulle coste settentrionali del Massachusetts, dove la natura ha la meglio sull'uomo, per l'ampiezza e la profondità delle sue acque e per l'inospitalità e la rigidità delle sue temperature invernali, Manchester by the sea è il rovescio drammatico di You can count on me: Lonergan si è fatto duro e maturo, senza perdere la tenerezza.

Non più la malinconia, ma la tragedia massima, il destino irreparabile, e la vita che, testarda, domanda comunque di essere vissuta, attraverso la gioventù di Patrick e la sua fame di esperienza, di calore umano, che incrinano il ghiaccio del dramma come piccole crepe a forma di sorriso.

(Marianna Cappi – 17 ottobre 2016 – www.mymovies.it)

 

Manchester by the Sea è un dramma che ti dice cose terribili ma non te le urla in faccia: te le sussurra piano, con lo sguardo basso, la testa voltata dall'altra parte, perché fanno male, perché sono così private e fragili da richiedere di essere trattate con i guanti , anche se viviamo nell'epoca dove tutto invece è solitamente gridato ai quattro venti dei social o della televisione, scagliato addosso al muro che divide indifferenza e indignazione.
È un film che si prende il suo tempo, il lusso di un ritmo disteso e felpato, perché non si corre nei corridoi del cuore, o a un funerale, ma che non per questo ti chiede un secondo di più di quello che è strettamente necessario a dirti l'essenziale, lasciando che siano il tuo cervello e la tua pancia a metterci in mezzo tutte le implicazioni e le riflessioni del caso.
È un film che sa di essere un film, e non un episodio della famiglia Bradford, e che quindi sa chiudere senza risolvere proprio tutto, senza catarsi liberatorie e consolatorie, ma non per questo indugiando sadicamente nell'impossibilità di girare una pagina o di ricominciare ad amare. Quel che è possibile risolvere, si risolve, per il resto ci sono ferite che per guarire hanno bisogno ben più del tempo di un film, e che è giusto rimangano sole a cicatrizzare per bene, lasciando che chi guarda porti qualcosa a casa con sé che non si volatilizza con l'accendersi delle luci in sala.

(Federico Gironi – 14 ottobre 2016 – www.comingsoon.it)

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Pubblicato il 03/10/17 - 97 visualizzazioni