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TERZA - CINEMA


Rassegna Cinema d'Estate

L'ora legale


Castellanza - Il cinema d’estate si congeda dagli spettatori castellanzesi con l’ultima proiezione della stagione. Martedì 1 agosto alle 21,30 sarà iproiettato il film L’ora legale, con la brillante presenza dei due attori siciliani Ficarra e Picone.

L'ora legale è il quinto film del duo Salvatore Ficarra e Valentino Picone che li vede presenti come attori, sceneggiatori e registi. Un documento divertente e in qualche modo coraggioso del momento storico-politico che l'Italia sta attraversando, sospeso tra paura e speranza.

In un paese della Sicilia, Pietrammare, puntuale come l'ora legale, arriva il momento delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco. Da anni imperversa sul paese Gaetano Patanè, lo storico sindaco del piccolo centro siciliano. Un sindaco maneggione e pronto ad usare tutte le armi della politica per creare consenso attorno a sé. A lui si oppone Pierpaolo Natoli, un professore cinquantenne, sceso nell'agone politico per la prima volta, sostenuto da una lista civica e da uno sparuto gruppo di attivisti per offrire alla figlia diciottenne, Betti, un'alternativa in occasione del suo primo voto. I nostri due eroi Salvo e Valentino sono schierati su fronti opposti: il furbo Salvo, manco a dirlo, offre i suoi servigi a Patanè, dato vincente in tutti i sondaggi; mentre il candido Valentino scende in campo a fianco dell'outsider Natoli a cui è legato, come peraltro Salvo, da un vincolo di parentela in quanto cognato. Al di là della rivalità, però, entrambi mirano ad ottenere un "favore" che potrebbe cambiare la loro vita: un gazebo che permetterebbe di ampliare la clientela, e quindi gli incassi, del piccolo chiosco di bibite posto nella piazza principale del paese.

 

Soffia il vento fresco e corroborante del rinnovamento nel soleggiato paese di Pietrammare, e soffia anche nel cinema di Ficarra e Picone, che, al quinto film, continuano sì con la loro comicità funambolica, garbata e leggera, intrecciando però all’amarezza di cui i nostri padri hanno informato il genere un certo disincanto, che progressivamente contamina una storia "particolare" che funziona da universale.

Restando Salvo il diavoletto scaltro e dalla battuta sferzante e Valentino il ragazzo timido che sgrana gli occhi con stupore infantile, i due palermitani si ritrovano stavolta a deformare un po’ meno la realtà, non per via di uno sguardo più indulgente verso la Sicilia "sineddoche" dell’Italia, ma perché la realtà, ultimamente e in misura sempre maggiore, si è deformata da sola, e lo ha fatto con orgogliosa consapevolezza e a volte perfino con ostentata furbizia, mettendo in pratica i sinistri insegnamenti di almeno un ventennio di cattivi governi e sospinta anche dagli effetti collaterali della nostra atavica e più efficace medicina: l’arte di arrangiarsi. E di adeguarsi.

Detto ciò, considerare L’ora legale un trattato di politica, o una condanna in blocco della classe dirigente, sarebbe fuorviante e sbagliato, perché in questo film mosso e che conserva qualcosa della favola nessuno si mette in cattedra, se non i due sindaci che si litigano il consenso di un pugno di cittadini, promettendo uno i soliti favori, l’altro la trasparenza e l’onestà. Fra i due contendenti  - guarda un po' - ad avere la meglio è il secondo, miracolosamente sostenuto da un popolo non più bue che per una volta dice sì alle regole: al divieto di parcheggiare in doppia fila, alla raccolta differenziata, alla valorizzazione del patrimonio artistico e a un mare più pulito. Quando tuttavia l'agognato progresso si traduce nell’obbligo di pagare più tasse, di assistere impotenti alla distruzione della propria villetta abusiva e di tornare in ufficio invece di passare il pomeriggio al bar, ecco che i votanti iluminati gridano all’ingiustizia, e si rendono conto che "si stava meglio quando si stava peggio". E allora... che rivoluzione sia!

E’ un’idea sorprendente quella di una comunità che sceglie l'involuzione e che abbraccia il caos senza senso coinvolgendo nelle proprie macchinazioni e vendette pure Roma ladrona. E sorprendenti sono i personaggi di Salvo e Valentino, che non fanno gruppo a sé, che non provocano nessuna anarchica e strampalata rottura, aiutando anzi la causa, incuranti della parentela che li lega al neoeletto Pierpaolo Natoli e determinati a ottenere quel sì che li aiuterebbe nel lavoro. I loro sotterfugi e le loro marachelle notturne sono certamente un balsamo per noi vittime dello stress che abbiamo tanto bisogno di divertirci, ma, a ben guardare, nella stanza delle risate di cui ci venie aperta la porta, filtra, dalle tapparelle, una luce livida. Perché - ed è questa la terza cosa sorprendente - il bersaglio de L’ora legale è la gente, siamo noi: tutti un po’ marci come gli zombie di una serie tv, tutti un po' furbetti del quartierino, tutti rei di una colpa che Ficarra e Picone mettono benissimo a fuoco: lasciarsi vivere nel nome del quieto vivere. Se andiamo avanti così, forse ci distruggeremo, infilando una serie di Gaetano Patanè. Oppure ce la caveremo, ostinandoci a non dividere mai l'umido dal secco.

Dei film diretti e interpretati da Salvo e Valentino, L’ora legale, è anche il più ambiziso e riuscito registicamente parlando. Come non fanno i comici che si sentono delle star, Ficarra e Picone si circondano di attori, moltissimi attori, perchè la coralità è forza, i volti poco noti che vengono dal teatro danno energia e il confronto con un veterano comeLeo Gullotta non oscura il talento di nessuno, ma stimola a migliorare il proprio.

(Carola Proto – 15 gennaio 2017 - www.comingsoon.it)

 

Non ci sono dubbi che nel novero dei comici televisivi che si trastullano con film dall’incasso eccezionale, Ficarra e Picone costituiscano una piccola, moderata e circoscritta eccellenza.

I loro film, a partire da Nati Stanchi e fino a La Matassa sono stati scritti assieme a Francesco Bruni, cioè contaminati da qualcuno che è esterno al mondo del cinema-comico-televisivo, e solo da Andiamo A Quel Paese in poi, dal quarto film, sono diventati “scritti e diretti da”. In loro però la scrittura del contesto ha sempre un peso specifico consistente. Per quanto come in tutta la commedia portata dai comici si tratta di contesti tranquilli e quieti in cui raccontare una divertente individualità (per loro una paradossale “individualità di coppia”), il loro sovvertimento delle regole sociali ha una fermezza che manca agli altri e soprattutto, caso incredibile, non sfocia mai nel didascalico o nella soluzione pacifica ma rimane sospeso in una condanna eterna che si perpetua ben oltre la fine del film.

Quindi anche L’Ora Legale, la più dichiarata delle professioni di odio e di misantropia dei due, il film più sfiduciato e rassegnato che abbiano scritto, non costringe i protagonisti ad ergersi a piccoli eroi del bene, capaci infine di fare la cosa giusta, di capitolare le stranezze che hanno messo in moto la storia per chiudere in un alveo di rosea normalità, ma semmai afferma che la normalità è proprio quell’equilibrio comico che fa da spunto alla storia, il mondo all’incontrario che è la Sicilia (sineddoche estrema del paese). Là dove gli altri sono timorosi e coccolano, non vogliono turbare ma solo essere leggeri, Ficarra e Picone dimostrano un po’ di sano fastidio per il prossimo e la società.

Lo si vede bene da quanto insistano sulle gag, da come non mollino l’osso una volta agguantato. È vero per la trama di tutto il film, fondata su un’unica trovata (l’inciviltà è la regola di vita che ordina tutto) declinata in molte situazioni diverse di crescente paradosso, ma è anche vero per le singole scene. Là dove qualcun altro si sarebbe accontentato di fare ironia sul fatto che i parenti del sindaco non possono passare avanti alla fila per incontrarlo, Ficarra e Picone insistono, portano avanti quella gag, fanno arrivare altre persone, fanno mortificare gli uscieri e addirittura fanno arrabbiare quelli in fila “da stamattina alle 7!!” perché è una vergogna che i parenti del sindaco non possano passargli avanti. È in questo eccesso che i due trovano la loro comicità misantropa, nel desiderio di non fermarsi ma girare il coltello nella piaga e deridere non solo lo spunto ma proprio gli esseri umani, fino a che tutti i presenti non sono esposti per i mostri che sono.

Per tutta questa lunga serie di motivi, per lo spirito encomiabile e l’effettiva forza delle loro battute e delle trovate (impagabile lo slogan del candidato sindaco corrotto e al potere da decenni “Siamo tutti d’accordo”), è veramente frustrante che L’Ora Legale sia così mal diretto, così sciatto e malconcio in tutta la messa in scena. Non è questione di essere un film realizzato in modo elementare o (a volergli bene) semplice, o delle tante occasioni perse di fare una commedia che non lavori sempre e solo di scrittura ma possa godere di qualche scelta visiva, quanto proprio di alcuni passaggi dai tempi mortiferi o della recitazione massacrante di tutti quelli che non sono Ficarra e Picone, in un pendolo scoraggiante che va dal vacuo sguardo di Vincenzo Amato all’esagerata e stonata teatralità non tenuta a bada di Leo Gullotta, fin al semplicismo televisivo di Eleonora De Luca.

Com’è possibile che nessuno senta il bisogno di un regista di commedia vero? Qualcuno capace di trarre il massimo da un copione e non solo raccontarlo al pubblico? Perché Ficarra e Picone, con lo status che hanno guadagnato non pensano di potersi permettere il massimo sul mercato in termini di regia e invece pensano di potersi permettere di farla loro, nonostante siano così evidentemente privi delle idee e dell’atteggiamento necessario a tirare fuori il meglio da ognuno? Perché quest’ottimo copione e tutte queste idee devono diventare un film orrendo?

(Gabriele Niola – 27 gennaio 2017 - www.badtaste.it)

 

 

Il biglietto intero costa € 3,50 e il ridotto € 2,50.

In caso di maltempo i film verranno proiettati presso TEATRO DANTE - Via Dante, 5 - Castellanza

 

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Pubblicato il 27/07/17 - 189 visualizzazioni