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NOTIZIE - DALLA CITTÀ


Festa degli oratori


CASTELLANZA -  Chiamarli soltanto oratori non renderebbe l’idea. San Giuseppe e sacro Cuore di Castellanza sono infatti due nomi a cui è legato un robusto pezzo di storia della città. Una storia fatta di grande spiritualità, sano divertimento, educazione cristiana e crescita responsabile. Quella storia ha ora i capelli bianchi ma ha molto da raccontare e molto ancora da scrivere. L’oratorio san Giuseppe ha infatti tagliato il traguardo dei quarant’anni, quello del Sacro Cuore dei settanta. E a dire il vero, come ha ricordato lo storico ed ex sindaco Luigi Roveda, il san Giuseppe ha “115 anni, perché 40 sono quelli trascorsi dall’inaugurazione della nuova sede”, Ma è a più di un secolo prima che occorre rifarsi e da lì sono appunto partiti Roveda e l’insegnante e studiosa Andreina Passoni nel tracciare un ricordo affascinante del cammino compiuto dalle due realtà. E soprattutto dei tanti sacerdoti e soggetti impegnati a vario titolo (educatori, catechisti, animatori) al loro interno. Si parte da don Giovanni Battista Bettinelli che ebbe l’intuizione dell’oratorio san Giuseppe quando ancora era in vita la chiesa della Sacra Famiglia. La storia prosegue con altre figure scintillanti. Don Giovanni Testori è colui che, nel 1947, fonda l’oratorio del Sacro Cuore. Il libro comprende molte figure eminenti e appassionate nonché spiritualmente ispirate, per san Giuseppe i sacerdoti Carlo Pozzi, di cui si ricorda anche il ruolo che ebbe nella resistenza castellanzese, Augusto Castiglioni e la sua centralità assegnata al discorso della grazia e Silvano Bonfanti, ultimo prima del nuovo san Giuseppe. Del Sacro Cuore sono emerse le figure dei don Giovanni Tacchi e Reginaldo Morlacchi. E proprio quest’ultimo ha evidenziato come “di quella realtà oratoriana occorre portare alle nuove generazioni le cose più belle e profonde che l’animarono al di là dei fatti in sé”. Ma oratorio vuol dire anche mondo femminile,  Ma un’altra figura campeggia nell’ampia storia oratoriana castellanzese ed è quella di don Giovanni Arrigoni che venne in città nel 1951 ed ebbe una straordinaria capacità di ascoltare e responsabilizzare i ragazzi. Anche lui contribuì alle lotte resistenziali, ma da Novate Milanese. “Quegli oratori – ha spiegato Roveda – insegnavano ai ragazzi a sviluppare responsabilità, autonomia e impegno ed erano uno straordinario veicolo di crescita”. Che passava per mille iniziative, dal cinema al teatro, dalle feste ai campeggi, dai gruppi come “Avanguardia cattolica” alle attività sportive e soprattutto calcio e basket. Una realtà da portare nel futuro con tutto il suo fascino indelebile e in grado di trascendere i confini di ogni generazione.

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Pubblicato il 15/09/17 - 146 visualizzazioni

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