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Il convitto Cantoni

Qualche notizia sui resti dell'edificio di inizio '900 abbattuto lo scorso 21 febbraio

Castellanza (gam) - Lo scorso sabato 21 febbraio sono state abbattute le parti rimanenti del convitto Cantoni, il fabbricato che sorgeva lungo la via Cantoni nell’isolato delimitato dalle vie Nazario Sauro ed Enrico Toti. L’intero corpo di fabbrica era costituito da quattro edifici a L a due piani ed ha ospitato per poco meno di un secolo le maestranze della Cantoni, per cui forniva alloggio e attività ricreative.

La chiusura delle attività produttive della Cantoni a Castellanza (1988) ha segnato il destino del convitto, che fu abbandonato fino ad degrado completo, testimoniato dalle foto scattate il giorno prima della demolizione. La Cantoni fu acquisita da Montedison, successivamente dal gruppo Inghirami (1984) e infine da Green Sun, attuale proprietaria.

Una parte del complesso (i due edifici retrostanti rispetto a via Cantoni) è stato abbattuto nel 2010-11 (prima del passaggio alla Green Sun) mentre gli altri due, pericolanti, sono stati messi in sicurezza fino alla demolizione completa. L’operazione rientra nel  contesto del piano attuativo APC2, che prevede la realizzazione di edifici residenziali.

Il convitto Cantoni fu costruito nel primo decennio del ‘900 e rientrava nell’ampio disegno di “paternalismo aziendale” di cui la famiglia Cantoni fu la prima promotrice in Italia. Sotto la guida di Eugenio Cantoni, figlio di quel Costanzo che nella prima metà dell’800 fondò l’impero industriale che ha plasmato il territorio di Castellanza e Legnano, furono costruiti l’asilo Eugenio Cantoni (ora l’edificio dell’Istituto Fermi), le case operaie e il convitto (ad Eugenio si deve anche la fondazione del Corpo di Musica, che si disciolse poco prima della creazione del Corpo Musicale Santa Cecilia fondata da don Luigi Testori nel 1904 proprio con gli strumenti della vecchia banda).

In entrambi i nuclei cittadini la storia industriale e produttiva della Cantoni ha lasciato importanti eredità, configurandone (e condizionandone) lo sviluppo urbano. L’insediamento a Castellanza, che ha funzionato fino alla fine degli anni ’80, comprendeva gli edifici lungo l’Olona da piazza Castegnate fino al ponte ferroviario: come noto, gran parte di quegli edifici (la filatura) è diventata la sede della sezione didattica della Liuc e del residence universitario mentre l’area più a nord seguendo il corso del fiume (la tessitura) è attualmente in stato di abbandono.

I Cantoni industriali sono originari di Gallarate (la famiglia è di origine vercellese). Lì Costanzo impiantò il primo stabilimento nel 1820; nel 1835 a Legnano entrò in società con Camillo Borgomanero, proprietario dal 1830 di uno stabilimento che diventerà la fabbrica Cantoni di Legnano. Dopo un paio di decenni di abbandono, l’enorme area su cui sorgevano gli edifici ha lasciato spazio al complesso edilizio lungo il Sempione (una parte dello stabilimento è stata recuperata nel contesto dell'operazione di recupero).

Lo stabilimento di Castellanza venne edificato nel 1945. Qui di seguito pubblichiamo Una sintesi della storia dell’insediamento castellanzese  realizzata dal sig. Alberto Roveda del Gruppo di Ricerca Storica e Archeologica di Castellanza.

La fortuna imprenditoriale portò anche all’edificazione della fabbrica di Bellano (1870), delle cui vicende si rileggono gli echi nei romanzi di Andrea Vitali, e della stamperia  di Porta Vercellina, in società  con Ernesto De Angeli (dal 1878 la De Angeli – Frua). Tutti gli stabilimenti hanno chiuso i battenti  nel corso degli anni ’80, anche se il nome dell’azienda, non più in mano alla famiglia ormai dal 1937 con la morte di Costanzo jr (figlio di Eugenio), è sopravvissuto fino a pochi anni fa.

Nome che rimane nella toponomastica di Castellanza, Gallarate, Legnano, Milano, e nella storia istituzionale di Castellanza: Costanzo fu infatti sindaco di Castegnate dal 1860 fino al 1876, anno della morte (Due anni dopo Castegnate sarà unita con Castellanza, allora guidata da Giuseppe Carminati di Brambilla). Cantoni fu il primo sindaco dopo l’Unità e l’ultimo della municipalità di Castegnate.

Sempre grazie al sig. Roveda, siamo riusciti ad avere delle riproduzioni di fotografie risalenti al 1908. Le foto facevano parte di “illustrazioni di Lombardia”, una rivista che passava in rassegna le principali località lombarde segnalandone notizie storiche, artistiche ed economiche. “Illustrazioni di Lombardia” fu pubblicata dal 1909 al 1921 a cura di Attilio Bricchi (1875 – 1968), storico e giornalista milanese; la scelta di dedicare un numero monografico,  il n. 31 del 1 giugno 1913, a Castellanza è indice dell’importanza economica che la città, in cui alla data del censimento 1911 abitavano  poco più di 6 mila persone a fronte dei circa 25 mila di Legnano e dei 35 milioni di tutta Italia, aveva all’epoca.

Così Bricchi descrive le case operaie: “Nel 1908 il Cotonificio Cantoni decise di provvedere di abitazioni l’aumentata sua maestranza che non trovava più alloggio in paese. Dal maggio al novembre di quell’anno, quasi per incanto, si videro sorgere tre amplissimi edifici in margine alla strada che guida al prossimo comune di Marnate. I tre fabbricati sono l’uno dall’altro divisi da larghi spazi a viale alberato. Ognuno di quelle grandi case operaie è a tre piani; ad ogni ripiano sono ventiquattro locali facilmente divisibili in quartieri di due o più ambienti. I molti locali danno, a pianterreno, sotto uno svelto e comodo porticato; ai piani di sopra immettono su ballatoi coperti. Ogni edificio sfoga in tre scale. A profitto degli inquilini fu costruito un lavatojo modernamente perfetto, dotato di perenne abbondante acqua. [..]  Un ricco impianto per la illuminazione elettrica completa quelle distinte, salubri abitazioni di lavoratori.”.

il convitto di via Cantoni appariva così agli occhi del giornalista milanese: “Per le operaie forestiere il Cotonificio Cantoni, in altro punto indovinato del paese, in cospetto di una infinita distesa di campi fiorenti e di selve salubri, edificò un grazioso gruppo di palazzine (vere palazzine) tutte raccolte, quasi moderno piccolo villaggio di riva di mare, dentro una amplissima zona recinta. Le case sono divise da cortili spaziosi e sfogano su giardini e piccoli graziosi viali”.

Ora gli edifici del convitto, che non erano sottoposti a vincolo di tutela storico artistica, non esistono più: l’eredità  del passato industriale di Castellanza sta tutta nella sua trasformazione da polo produttivo a terziario avanzato.

La Filatura Cantoni (di Alberto Roveda)

Foto pubblicate su "Illustrazioni di Lombardia" di Attilio Bricchi (1913)

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Pubblicato il 05/03/15 - 1163 visualizzazioni